Sei in: Home L'artigianato Oreficeria
oreficeria PDF Stampa E-mail

Oreficeria

Si è sempre creduto che l’arte orafa in Abruzzo si sviluppò in epoca romana raggiungendo il suo apice soltanto nel tardo Medioevo.
In realtà i ritrovamenti degli scavi della Necropoli di Comino, portati alla luce nel 1998, hanno dimostrato come le conoscenze nel campo della lavorazione dei metalli fossero già sviluppate e raffinate nelle civiltà italiche.

 

 

Sotto il successivo dominio romano si affermano determinati stili e decori, sostanzialmente la lavorazione dell’oro e dell’argento si concentrarono sulla realizzazione di monili e vasellami.

Le invasioni barbariche dei successivi secoli portarono ad un periodo di stasi, a secoli bui dove le raffinate tecniche vissero un periodo di oblio dovuto non solo alla mancanza di tecniche da parte degli invasori ma anche alla diffusa povertà.

Bisogna aspettare l’avvento del Cristianesimo e la sua capillare diffusione in tutta l’Italia per un rifiorire delle arti e dei mestieri.
Infatti dal X- XI sec. d.C. si affermano soprattutto oggetti legati al culto cattolico:
croci, processionali, ostensori, reliquiari. Grazie alla ricchezza del clero e dei casati nobiliari vengono finanziate importanti opere e commissionati oggetti di grande valore.
E’ proprio nei due secoli successivi che la cittadina diviene un centro d’eccellenza per la lavorazione dell’oro, comincia a battere moneta il famoso Bolognino d’oro e dà i natali al maestro Nicola da Guardiagrele.
Appartenente al periodo tardogotico, l’orafo guardiese diventa con i suoi capolavori assoluti il punto di riferimento dell’oreficeria italiana dell’epoca.
Le sue croci rimangono esempi ineguagliabili di maestria e raffinatezza.
La tradizione abruzzese dell’oro è anche fortemente legata alla cultura popolare e ai riti sociali.

Da qui nasce la presentosa, ciondolo a forma di stella usato come dono in occasione del fidanzamento, infatti veniva regalato alla promessa sposa dal fidanzato o dai suoceri per sancire il pegno matrimoniale.
Caratteristiche sono anche le sciaquaje, (nella foto a lato) grandi orecchini a forma di navicella usati dalle donne soprattutto per adornarsi nei giorni di festa e largamente rappresentati nei quadri del Michetti e di Cascella insieme a craccane e saracolle.
Guardiagrele non è però l’unico centro abruzzese rinomato per l’arte orafa.
Sulmona e L’Aquila, già in età medievale, erano famose per le loro scuole contraddistinte da un proprio marchio originale; così come Scanno e Pescocostanzo rivendicano storicamente l’ideazione della presentosa.
Da segnalare la festa che ogni anno, nel mese di maggio, si tiene a Rapino in onore delle Madonna di Carpineto.
In questa occasione le bambine del paese, le “Verginelle” vengono vestite con una lunga tunica sulla quale indossano gli ori di famiglia.

 

DIZIONARIO

Nicola da Guardiagrele (1390-1459) è forse il più grande esponente, della sua epoca, di arte orafa in Italia. Artigiano facoltoso ma onesto, le sue specialità rimangono soprattutto le croci processionali e gli arredi sacri. Tra questi ricordiamo la splendida croce per il duomo di Santa Maria Maggiore a Guardiagrele, purtroppo trafugata nel 1979, di cui oggi rimangono pochi frammenti, ma anche l’antependium di Teramo, la croce conservata al Museo Nazionale dell’Aquila e la grande croce di Santa Maria Maggiore a Lanciano.

Presentosa. Tipico ciondolo abruzzese consiste in una forma di stella al cui interno sono racchiusi uno o due cuori contornati da stilemi in filigrana. Solitamente veniva regalata alle ragazze in occasione del fidanzamento diventando un vero e proprio simbolo di status sociale.

Sciaquaje. Sono dei grandi orecchini pendenti a forma di navicella o mezza luna. Il nome è un’onomatopea e richiama il tintinnio prodotto da piccoli pendagli contro le altre parti degli orecchini. Numerosi sono i quadri del Michetti che rappresentano donne ornate dai vistosi gioielli.

Craccane, pettorale con un medaglione centrale indossato sul tipico costume femminile abruzzese.

Saracolle, girocollo a maglie piatte o catenella.