La lavorazione della pietra è antichissima. Dalle selci utilizzate come armi o utensili ben presto si cominciò ad impiegarla nelle costruzioni di case, templi, muri, castelli, fortezze. Le grandi doti di resistenza e durezza ne fecero uno dei materiali più diffusi, mentre la possibilità di scolpirla permise di elevarla dagli impieghi più ordinari. Non solo semplici blocchi da costruzione ma anche statue, bassorilievi, scene mitologiche, fontane diventano molto comuni. | | L’avvento del cristianesimo esalta l’impiego della pietra, dal bianco marmo al travertino, dal porfido al tufo, soprattutto nella realizzazione di portali, rosoni, altari, pulpiti. Ogni pietra in base alle sue caratteristiche di resistenza ma soprattutto di colore e pregio, assume importanza in determinate lavorazioni e nella creazione di splendidi mosaici. |  | Nel territorio abruzzese la pietra è largamente utilizzata per la presenza di molte cave fin dall’antichità. Ma è in particolar modo nella zona ai piedi della Majella che si instaura un particolare legame con la bianca pietra della montagna. La sua relativa tenerezza la rendono facilmente lavorabile e si formano folte schiere di scalpellini soprattutto nei paesi di Pennapiedimonte e Pretoro. Intere abitazioni vengono scavate nella roccia e finemente decorate con archi, travi, volte, rosoni, fregi. Guardiagrele, da sempre centro di riferimento del territorio pedemontano della Majella orientale, accoglie opere di artisti provenienti dai paesi vicini, diventando la “città di pietra” declamata da Gabriele D’Annunzio. La cattedrale, Santa Maria Maggiore, tutta in pietra bianca della Majella, rimane uno degli esempi più alti del lavoro di abili scalpellini. Così come i bassorilievi sul portale principale o i famosi stemmi nobiliari sotto il porticato attirano ogni anno visitatori ma anche studiosi. In tempi più recenti vanno ricordati gli splendidi pannelli decorati di Basilio e Tommaso Cascella conservati a Bocca di Valle nella Grotta di Andrea Bafile. |
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